Quando si parla di Milano Design Week, il
Fuorisalone ormai è
diventato il palcoscenico principale.
Fuori dagli schemi istituzionali del
Salone del Mobile, da molti
anni è per le strade di Milano che si vive il design innovativo. Sicuramente è
meno patinato, ma cercando nelle piccole boutique, all'interno di officine
riconvertite e negli spazi più improbabili, si può ritrovare la vera
creatività.
Nella zona di
Tortona lo spazio
spazio espositivo più rinomato è quello messo a disposizione da
Superstudio Più, però attenzione non fermatevi alle apparenze:
illuminate dai riflettori, all'interno degli enormi studi fotografici ci sono le grandi marche, ma è nell'interrato che dovete dirigervi. Negli angusti scantinati dal
tetto basso trovate i giovani, coloro che non si potrebbero mai permettere i
saloni riservati alla Hyundai, ma che non hanno nulla da invidiare in fatto di
inventività e originalità.
Ho trovato molto interessanti le Officine Creative Ansaldo, che
ospitavano tra l'altro una sezione dedicata al design cinese.
Per andare fuori dagli schemi bisogna addentrarsi nei vicoli, nelle vecchie
autorimesse e scovare i box messi a disposizione alle scuole di design che
provengono da tutto il mondo: ho trovato belle creazioni in un'area dedicata ai
giovani di Singapore.

Il Design District di
Brera
quest'anno era dedicato al pensare industriale, ma al fare artigianale.
L'industriale è stato da sempre visto come l'evoluzione dell'artigiano, la
possibilità di creare in serie abbatte i costi di produzione e porta il design
nelle case di tutti. Oggi questa distinzione non è più così marcata, anzi molti
strumenti dell'industria, quali ad esempio la mentalità progettuale o la
cooperazione internazionale, possono dare nuova vita all'artigianato abbattendo
i confini. L'esposizione dedicata a Designjunction, l’annuale
show londinese dove partecipa un collettivo formato dai migliori design brand
mondiali e di piccoli marchi, è stato in questo senso lo spazio più
rappresentativo di questo nuovo modo di pensare.